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"La poesia di Eduardo": ha debuttato il 9 luglio un nuovo studio scenico nel penitenziario di Ancona



In continuità con il lavoro svolto nel corso dell’anno precedente, nonostante le difficoltà dovute al periodo pandemico, è proseguito il lavoro sulla drammaturgia partenopea (leitmotiv della ricerca attuata nel tempo) nelle sezioni di alta sicurezza del carcere di Ancona Montacuto. Il progetto, coordinato da Vito Minoia per il Teatro Aenigma, si è relazionato con l'esperienza di scrittura poetica viva in alcuni partecipanti. Gradualmente, dopo aver condotto esercitazioni e prove di drammatizzazione intorno ad alcune scritture degli allievi coinvolti, si è fatto largo un vero e proprio studio scenico programmato presso la sala polivalente dell’istituto nella mattinata di venerdì 9 luglio 2021 dal titolo “La poesia di Eduardo”. La rappresentazione, ispirata alla produzione di Eduardo De Filippo (in particolare alla raccolta “Pensieri miei”) ha visto la partecipazione di un pubblico ristretto in relazione ai protocolli di prevenzione anticovid 19, ma ha prodotto un vero e proprio sollievo all'interno dell'istituto, che ha visto in questo modo la ripresa delle attività di tipo teatrale, alla presenza di spettatori esterni, dopo un lungo periodo di stop.

Dal foglio di sala consegnato agli spettatori: “Dopo avere scritto poesie giovanili, come fanno più o meno tutti i ragazzi, questa attività divenne per me un aiuto durante la stesura delle mie opere teatrali. Mi succedeva, a volte, scrivendo una commedia, d'impuntarmi su una situazione da sviluppare in modo da poterla agganciare più avanti ad un'altra, e allora, messo da parte il copione, per non alzarmi dal tavolino con un problema irrisolto, il che avrebbe significato non aver più voglia di riprendere il lavoro per chissà quanto tempo, mi mettevo davanti un foglio bianco e buttavo giù versi che avessero attinenza con l'argomento e i personaggi dei lavoro interrotto.” (Eduardo De Filippo).

Nelle sue Commedie Eduardo riportava la realtà viva, i nostri errori, i rapporti all’interno della famiglia piena di profonda umanità, la miseria, la fame e l’emarginazione sociale. “Qui oggi abbiamo avuto l’opportunità di esprimerci e mettere in atto meccanismi mentali che magari in precedenza avevamo rifiutato. Abbiamo creato un gruppo di persone, al di là di ogni provenienza o di ogni barriera sociale, ci siamo tuffati in questa avventura che evoca il tempo ed espone il nostro corpo a processi affettivi" (testo a cura di uno dei partecipanti all'esperienza).

Sempre nel penitenziario di Montacuto, in piena pandemia, è stato realizzato nei primi mesi del 2021 anche un laboratorio dedicato alle sezioni comuni dell'istituto, conclusosi con uno studio scenico di fine corso che ha avuto come titolo “Quanti amori” (una drammaturgia ideata dai partecipanti che ruota su un intreccio tra due personaggi: uno studente universitario appassionato di di canto ed il suo maestro che, attraverso la forza dell'apprendimento artistico, valorizza emozionalmente il suo lavoro).